Lacrimogeni a Istanbul
Più che la piazza, Erdogan teme il fuoco amico islamico
Il premier turco, Recep Tayyip Erdogan, continua a mostrare il volto dell’arme nei confronti della piazza turca, ma teme il lavorìo alle spalle del presidente Abdullah Gül, deciso a contendergli la leadership del suo stesso partito. “Non sopporteremo più le proteste: tolleranza zero!”, ha tuonato ieri il premier e ha mandato la polizia a sgomberare piazza Taksim occupata da barricate e dai simboli della rivolta. Intervento durissimo: un centinaio di manifestanti feriti, alcuni gravemente, decine di fermi cui s’è aggiunto l’arresto di 50 avvocati che manifestavano davanti al tribunale. Ancora più duro è stato Erdogan davanti ai parlamentari dell’Akp.
18 AGO 20

Il premier turco, Recep Tayyip Erdogan, continua a mostrare il volto dell’arme nei confronti della piazza turca, ma teme il lavorìo alle spalle del presidente Abdullah Gül, deciso a contendergli la leadership del suo stesso partito. “Non sopporteremo più le proteste: tolleranza zero!”, ha tuonato ieri il premier e ha mandato la polizia a sgomberare piazza Taksim occupata da barricate e dai simboli della rivolta. Intervento durissimo: un centinaio di manifestanti feriti, alcuni gravemente, decine di fermi cui s’è aggiunto l’arresto di 50 avvocati che manifestavano davanti al tribunale. Ancora più duro è stato Erdogan davanti ai parlamentari dell’Akp: “La protesta è degenerata in una spirale di violenza che non può essere vista come una battaglia per la democrazia; le urne mi hanno dato una chiara vittoria, ho sempre mantenuto un atteggiamento aperto nei confronti di chi non mi sostiene, ma le proteste per l’abbattimento di Gezi Park sono una maschera per coprire azioni illegali di ambienti ostili. Che cosa si pensava che avremmo fatto? Che ci saremmo inginocchiati di fronte a questa gente, chiedendo di rimuovere i loro striscioni? Questi manifestanti hanno fatto scappare gli imprenditori stranieri dalla Turchia e hanno danneggiato turismo ed economia”.
Nel pomeriggio di ieri la polizia è entrata a Gezi Park, dopo una rapida ronda si è allontanata senza intervenire, ma in serata gli scontri sono ripresi, con lacrimogeni e idranti per disperdere i manifestanti che si erano radunati di nuovo. “Erdogan è un dittatore” è l’accusa di Kemal Kilicdaroglu, leader del laico Chp, il principale partito d’opposizione, ma tanto è contenuta la sua rappresentanza politica (il 20,8 per cento alle elezioni del 2011), altrettanto è marginale la sua capacità, anche se sommata al partito nazionalista Mhp (14,4 per cento), di contrastare Erdogan sul piano istituzionale, e di dare uno sbocco politico a un movimento spontaneo ed eterogeneo. Ma, se non stupisce che Erdogan continui a usare il pugno duro nei confronti di piazza Taksim, non è affatto chiaro quanto possa sostenere questa intransigenza. Ieri ha affermato: “Abbatteremo i 600 alberi di Gezi Park, ma li ripianteremo altrove”, e in questa affermazione trapela la sua preoccupazione non tanto per la piazza, quanto per le bordate del fuoco amico.
Il vertice dell’Akp è diviso e, fatto ancora più preoccupante, sabato scorso l’ideologo Fethullah Gülen ha preso le parti della componente moderata e dialogante con la protesta che fa capo al presidente Abdullah Gül, che, da quando Erdogan è rientrato ad Ankara, mantiene un silenzio impenetrabile, ma sospetto.
Il ruolo di Fethullah Gülen sulla scena politica turca e sulla direzione dell’Akp è uno dei misteri più chiacchierati della Turchia. Multimiliardario in dollari, Fethullah Gülen, considerato da Time tra i 100 uomini più influenti del pianeta, vive da anni in Pennsylvania da dove dirige la confraternita islamica Hizmet (“Al servizio”) che controlla centinaia di moschee in Turchia e nel mondo e che, attraverso una complessa rete di finanziarie, è proprietario di un grande impero mediatico (il quotidiano Zaman e varie emittenti radio e televisive). Questo gli permette di giocare un ruolo cruciale nelle campagne elettorali (Erdogan gli è debitore per i suoi straordinari successi) e quindi di avere una enorme influenza sull’Akp.
Se Erdogan inciampa nell’autoritarismo
Da qualche tempo i media di Gülen denunciano la “deriva autoritaria” di Erdogan e fanno da sponda alle posizioni moderate del presidente Gül, con l’intento di contrapporlo al premier nelle prossime, cruciali, prime elezioni presidenziali a suffragio popolare del 2014. Sabato scorso però Gülen è uscito allo scoperto per la prima volta in prima persona contro la politica di Erdogan contro il movimento di Gezi Park: “Dobbiamo considerare i piccoli problemi come molto grandi e agire con intelligenza: questi manifestanti hanno alcune richieste intelligenti; si può ben dire che gli alberi di Gezi Park non vanno tagliati; possono ben invocare l’ecosistema. Quando si avviano il fuoco e la guerra non si possono fermare dove si vuole, si deve spegnere il fuoco quando è piccolo; anche i manifestanti violenti devono essere salvati, sono una generazione rovinata che va recuperata con pazienza e moderazione”. Sono gli stessi concetti espressi dialoganti da Gül, che aspetta che Erdogan inciampi nel suo autoritarismo.
Il vertice dell’Akp è diviso e, fatto ancora più preoccupante, sabato scorso l’ideologo Fethullah Gülen ha preso le parti della componente moderata e dialogante con la protesta che fa capo al presidente Abdullah Gül, che, da quando Erdogan è rientrato ad Ankara, mantiene un silenzio impenetrabile, ma sospetto.
Il ruolo di Fethullah Gülen sulla scena politica turca e sulla direzione dell’Akp è uno dei misteri più chiacchierati della Turchia. Multimiliardario in dollari, Fethullah Gülen, considerato da Time tra i 100 uomini più influenti del pianeta, vive da anni in Pennsylvania da dove dirige la confraternita islamica Hizmet (“Al servizio”) che controlla centinaia di moschee in Turchia e nel mondo e che, attraverso una complessa rete di finanziarie, è proprietario di un grande impero mediatico (il quotidiano Zaman e varie emittenti radio e televisive). Questo gli permette di giocare un ruolo cruciale nelle campagne elettorali (Erdogan gli è debitore per i suoi straordinari successi) e quindi di avere una enorme influenza sull’Akp.
Se Erdogan inciampa nell’autoritarismo
Da qualche tempo i media di Gülen denunciano la “deriva autoritaria” di Erdogan e fanno da sponda alle posizioni moderate del presidente Gül, con l’intento di contrapporlo al premier nelle prossime, cruciali, prime elezioni presidenziali a suffragio popolare del 2014. Sabato scorso però Gülen è uscito allo scoperto per la prima volta in prima persona contro la politica di Erdogan contro il movimento di Gezi Park: “Dobbiamo considerare i piccoli problemi come molto grandi e agire con intelligenza: questi manifestanti hanno alcune richieste intelligenti; si può ben dire che gli alberi di Gezi Park non vanno tagliati; possono ben invocare l’ecosistema. Quando si avviano il fuoco e la guerra non si possono fermare dove si vuole, si deve spegnere il fuoco quando è piccolo; anche i manifestanti violenti devono essere salvati, sono una generazione rovinata che va recuperata con pazienza e moderazione”. Sono gli stessi concetti espressi dialoganti da Gül, che aspetta che Erdogan inciampi nel suo autoritarismo.